Arturo, non perdonarci

Oggi è un lieto giorno triste.

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Avevo 13 anni quando capii che tutto quel che era per me divertimento o certezza, in realtà era crudeltà e bugie. Allo zoo di Fasano, in Puglia, in gita di III media, dopo decine di foto scattate alle tigri ed il viso della giraffa nel finestrino del guidatore del nostro bus, è arrivato lui… L’orso polare. Ricordo quella giornata come una delle più calde della mia vita, ricordo che giravo intorno a quella enorme buca di cemento dipinta di azzurro e chiedevo alle mie compagne di classe che ci fosse lì dentro perché io non vedevo. Poi, come fosse un dipinto che respirava, in fondo un orso polare. Immerso nell’Artico dipinto sulla parete della sua gabbia, ansimava sotto quei 40 gradi delle due del pomeriggio. Penso di aver deglutito, o di essere rimasta in silenzio. Non ricordo la mia reazione immediata, ricordo solo di essermi sentita male. Quando siamo entrati al delfinario, poco dopo ma dopo una fila interminabile, ero l’unica che non applaudiva. Qualcosa in me era cambiato, o forse era sempre stato ma stava manifestandosi solo in quel momento.

Ero una bambina quasi adolescente, le cotte e gli sms gratis con le amiche avrebbero dovuto essere il centro delle mie giornate.

Ma per quegli ultimi due giorni non fu così.

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Quando mi si dice che tutto questo è educativo, che serve, che ha una funzione, vorrei chiedere perché. Perché raccontarvi tante cazzate? Perché non fate i conti con la vostra coscienza, se mai ne avete avuta una? Portate i vostri figli a vedere i gabbiani a mare e i cervi nella foresta. Per conoscere la natura, per imparare da lei, è con lei che bisogna vivere, è lei che bisogna rispettare. Non è trasferendo un orso polare all’inferno dello zoo che insegnerete l’empatia, la compassione e la bontà. Rimarrete solo dei poveretti d’anima e di cuore, dediti solo alla più becera soddisfazione in questo mondo vile.

Che tu possa tornare nel tuo paradiso Arturo, che sia bianco come i ghiacciai che hai sempre sognato e mai avuto, che sia freddo e ospitale, che sia buono. E non perdonarci, perché non lo meritiamo.

Barbara Luna Libera Maimone13533203_1212157708803239_3662712417436052146_n.jpg

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